Il Parco di Bomarzo e i misteri della Villa delle Meraviglie

Il Parco di Bomarzo è senza dubbio uno dei luoghi da visitare durante un soggiorno nella Tuscia.

Si raggiunge facilmente dal nostro casale. In appena tre quarti d’ora, percorrendo la statale 675 e la provinciale 8 si giunge a destinazione.

Realizzato nella seconda metà del Cinquecento, il Parco è un’opera unica al mondo, sospesa tra mito e leggenda.

Quello che in molti chiamano il Parco dei Mostri (o Sacro Bosco o, ancora, Villa delle Meraviglie), è il frutto di un’idea del principe Vicino Orsini.

Il progetto fu poi sviluppato dall’architetto Pirro Lagorio.

A quanto pare lo volle per “sfogare il core” in seguito alla morte della moglie, Giulia Farnese.

Un’originale interpretazione del Manierismo

Questo parco è stato realizzato seguendo i principi del Manierismo, una tendenza artistica finalizzata a creare armonia fra architettura e ambiente.

Un periodo storico in cui i giardini, arricchiti da giochi d’acqua e fontane elaborate dominavano la scena.

E non solo nel Lazio, con la celebre Villa d’Este a Tivoli e Villa Lante a Bagnaia.

Ma a Bomarzo il principe Orsini andò oltre, immaginando qualcosa di diverso rispetto ai progetti proposti nella seconda metà del Cinquecento.

Ecco, allora, che le forme geometriche dei giardini, le statue e le fontane lasciano la scena a un paesaggio per certi versi inquietante.

Nel bosco compaiono come per magia veri e propri mostri, realizzati scolpendo il basalto, un particolare tipo di roccia vulcanica presente in particolare nell’Italia centrale.

Draghi, animali esotici, divinità e figure mitologiche in alcuni casi sembrano quasi spuntare dal terreno.

Presenti anche una casetta pendente, un tempio e un mausoleo. Oltre naturalmente a fontane e obelischi.

Né mancano riferimenti alla cultura etrusca.

Il Parco di Bomarzo e la “visione” del principe Orsini

Le opere, come accennato, non seguono alla lettera gli schemi dettati dal Manierismo.

Gli edifici, pur ispirati dalla cultura classica, ignorano volutamente i canoni dettati dall’estetica e dalla prospettiva.

Mentre i simboli disseminati lungo il percorso appaiono di difficile interpretazione.

Anche le frasi che compaiono sui monumenti sembrano voler raggiungere un obiettivo ben preciso: confondere il visitatore.

Tanti studiosi hanno cercato di dare un senso alla “visione” del colto principe di Bomarzo. Ma una risposta convincente non è stata ancora trovata.

Certo è che questo suggestivo complesso monumentale da sempre conquista l’interesse di grandi artisti e intellettuali.

Il Sacro Bosco che conquistò Goethe e Dalì

Su tutti Johann Wolfgang von Goethe e Salvador Dalì, non a caso considerato il “padre” del Surrealismo.

Quando nel dopoguerra lo visitò, l’artista spagnolo parlò di invenzione unica.

Ma le parole da sole non bastano a descrivere il Parco voluto dal principe Orsini (e restaurato il secolo scorso dalla famiglia Bettini).

Bisogna passeggiare nel Sacro Bosco e vivere sulla propria pelle la suggestione che provocano nei visitatori.

Prima di ripartire d’obbligo una sosta a Viterbo

Un’escursione al Parco di Bomarzo può essere abbinata anche a una visita a Viterbo.

Il capoluogo di provincia è a meno di 20 chilometri di distanza.

La “capitale” della Tuscia – caratterizzata dal centro storico medievale più grande d’Europa – conserva autentici tesori architettonici, a partire dal Palazzo dei Papi e dal Duomo.

Non meno interessanti i musei e la celebre Macchina di Santa Rosa.

Un motivo in più per visitare la nostra terra, naturalmente dopo aver fatto il pieno di relax e prelibatezze nel nostro casale.