I sapori autentici della tradizione: l’acquacotta della Tuscia

In questi giorni in cui bisogna responsabilmente restare a casa, se ne può approfittare per unire l’utile al dilettevole.

In attesa di soggiornare dalle nostre parti, potete cominciare a prendere confidenza con i nostri sapori.

Oggi vi proponiamo una ricetta semplice ma al tempo stesso gustosa: l’Acquacotta della Tuscia.

È interessante anche perché – scoprirete leggendo – vi aiuta a svuotare il frigo, a recuperare qualche rimanenza che altrimenti potrebbe finire nella raccolta dell’umido.

A tavola con i butteri della Maremma

L’Acquacotta della Tuscia è una zuppa di verdure, un piatto povero dal sapore antico. Le sue origini sono legate ai butteri, i pastori a cavallo della Maremma.

Quando andavano in campagna pranzavano così. Molti ingredienti, in particolare le erbe aromatiche, li raccoglievano al momento.

A questi aggiungevano pane raffermo, un pizzico di sale, un po’ d’olio d’oliva. Una mezzoretta di cottura et voilà: ecco una pietanza gustosa da mettere sotto i denti.

Oggi questo piatto della tradizione contadina è un classico nei paesi della Tuscia e della Maremma. Vengono organizzate anche diverse sagre dedicate a questa pietanza.

Naturalmente ognuno ha la sua variante. Ma la base è sempre quella: verdure – o, meglio, cicorie – e pane raffermo.

Volete provare anche voi a prepararla? Niente di più semplice. Prepariamolo insieme questo piatto davvero saporito.

Acquacotta della Tuscia: ecco come prepararla

Versate in una pentola acqua e sale e tre o quattro patate sbucciate. Aggiungete qualche spicchio d’aglio e un paio di cipolle tagliate a fette.

Aggiunte anche un paio di rametti di mentuccia (o nepitella) e qualche pomodorino. Se non li avete, potete optare anche per i pomodori pelati in barattolo.

Se amate i sapori forti, aggiungete anche una punta di peperoncino.

La cicoria (in abbondanza) è preferibile cuocerla a parte per pochi minuti, in modo da attenuare il sapore amarognolo.

Poi scolatela e mettetela nella pentola principale. Fate cuocere – facendo attenzione che l’acqua non si asciughi troppo – per mezz’ora circa.

E il pane secco, quello che ci era avanzato e che stavamo per buttare via?

Un attimo di pazienza. Prima dobbiamo proporvi una possibile variante per impreziosire l’Acquacotta della Tuscia.

Uova o baccalà per rendere il piatto più saporito

Verso la fine della cottura si può infatti aggiungere un uovo.

Potete farlo cuocere in camicia, oppure mescolarlo nella zuppa. Si consiglia un uovo a persona.

Con le quantità che vi abbiamo proposto ci mangiano tre o quattro persone.

In alternativa all’uovo si può aggiungere del baccalà, tenuto a molla dal giorno prima.

In questo caso va messo in pentola a cottura in corso.

Il valore aggiunto: l’olio extravergine d’oliva della Tuscia

Ci siamo quasi. Ora prendete il pane raffermo e mettetelo nel piatto. Ora versateci sopra la zuppa fino a coprirlo.

Infine il tocco di classe: “innaffiatelo” con olio extravergine d’oliva.

Non risparmiatevi con l’olio.

Certo, non tutti possono contare sul saporitissimo e rinomato olio della Tuscia.

Ma in attesa di venire a trovarci, potete provare con il vostro 😉

Scherzi a parte, noi del Casale Bonaparte di olio extravergine d’oliva ne produciamo in abbondanza.

Lo facciamo con metodi antichi, tramandanti di padre in figlio.

Grazie a un ambiente incontaminato, proponiamo un prodotto davvero genuino.

Una vera delizia per il palato.

Quando verrete a trovarci ve lo faremo assaggiare. Magari anche sull’acquacotta della Tuscia.

(Foto Wikimedia Commons: l’Acquacotta preparata dai Butteri)